Timor Est Dili Liquica Travel Roads for Two roadsfortwo

Sotto la polvere di Timor Est

Quando l’aeroplano atterra nella pista di atterraggio lacerata dal caldo dell’aeroporto Internacional Presidente Nicolau Lobaton del paese più giovane del sud-est asiatico, Timor Est, dal finestrino si può solo vedere una grande nuvola di sabbia alzata dall’aereo. Questa nuvola non si riesce a levare dagli occhi (e nemmeno dai vestiti, dai piedi, dai denti, dal viso) finché non si esce dal paese. Già dai primi momenti Timor Est si presenta come un paese secco e sfacciatamente caldo. Il mondo è pieno di paesi caldi ma Timor Est rappresenta una categoria a parte. Il caldo fa girare la testa e ferma i passi. Ti annebbia la vista e quei pochi colori che sarebbe possibile vedere spariscono tra la polvere.

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Quando la polvere smette di far bruciare gli occhi, si cominciano a vedere tra la nuvola, immediatamente attaccati alla pista di atterraggio, dei piccoli bambini a piedi nudi. In media una donna timorese ha 7,7 bambini. E si vede. Le strade ne sono piene, ti si addormentano in braccio sull’autobus e ti corrono incontro sulla strada fregandosene bellamente del caldo. Bom dia sister!

Il viaggio dall’aeroporto alla capitale di Timor Est, Dili, si svolge a bordo di mikrolet, il minibus locale. Questi pulmini, se non calcoliamo i camion anni ’70 ed i loro comodissimi pianali, sono l’unico modo per spostarsi in questo paese. I mikrolet si riconoscono da lontano. Sono pieni di immagini colorate ed in ognuno di loro si possono notare almeno una ventina di peluche. E se per qualche caso strano non riesci a vedere un mikrolet, puoi comunque sentirlo molto bene. Musica portoghese un po’ datata ed un paio di hit più moderne vengono suonate con il volume rigorosamente al massimo. I mikrolet trasudano di persone che sudano al loro interno, nelle piattaforme messe sui lati e sul tetto. Gli orari non esistono e l’autobus parte quando nessuno riesce più a salire. Conviene scegliere un posto vicino alla porta, che rimane sempre aperta, perchè dentro la sensazione e quella di essere bruciati vivi.

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A Timor Est si perde il senso del tempo e del luogo. L’orologio non ha nessun ruolo. I paesaggi assomigliano ogni tanto alla savana d’Africa, a volte all’arida India centrale e per confondere ulteriormente le idee di tanto in tanto si può vedere passare SUV ultra moderni con a bordo ufficiali delle Nazioni Unite. La capitale Dili porta i pensieri alle favelas del Brasile. Una casa normale con quattro mura non si vede. Sotto le costruzioni di lamiera con un paio di muri ed il tetto abitano svariate famiglie. E di nuovo bambini dappertutto. Chissà se è dovuto al ruolo così importante che ricopre la chiesa cattolica in questo paese. O se è perché i timoresi vogliono provare a ripopolare il loro paese dopo anni e anni di orrori. Oltre ai bambini ci sono tanti cuccioli di cani e gatti. E si percepisce costantemente che qua tutto è così piccolo e fragile.

A Dili non si riesce a scappare dal caldo. L’acqua è limitata. Il mare è splendente con la barriera corallina che circonda la città e le spiagge che brillano di sabbia bianca. Ma meglio stare lontani dall’acqua, dove regnano i coccodrilli. Ogni settimana due persone vengono attaccate. A nuotare si potrebbe andare la domenica pomeriggio. Quello è il momento in cui le famiglie locali vanno al mare e tutta quella massa di persone spaventa i coccodrilli nelle acque più profonde. Se fossimo coccodrilli alla spiaggia andremmo proprio la domenica, vista l’abbondanza di cibo, quindi questo bagno l’abbiamo lasciato volentieri agli altri.

A Dili c’è poco da vedere. Tra le attrazioni, la guida consiglia di visitare un supermercato pieno di prodotti sovrapprezzo che i locali non possono permettersi. A pensarci bene i timoresi non possono permettersi quasi niente a causa del dollaro americano ancora in uso e dei prezzi che assomigliano più ai quelli nord-europei che non a quelli che ci si potrebbe aspettare in uno più poveri paesi al mondo. Dopo aver dato un’occhiata al supermercato ci mancano ancora molti altri punti di interesse: una biblioteca piena di ragazzini, una grande statua di Cristo, un parco secco affacciato sul lungomare e chiese. Ci sono tanti monumenti legati alla storia del paese, con i nomi dei morti scolpiti sui muri. Camminando è possibile notare anche alcune case coloniali portoghesi, già distrutte un paio di volte.

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Quando il buio scende sopra Dili è meglio stare al riparo. “Potete camminare su questa strada, o su questa, ma mi raccomando non su questa e questa” Nel buio ci si perde facilmente in una città senza nomi delle vie e senza una vera e propria illuminazione pubblica, decidiamo quindi di rimanere nell’ostello. Il caldo non sparisce anche se il sole ci abbandona per dodici ore. Scarafaggi grossi come una mano corrono sul pavimento. L’elettricità va e viene. Da fuori si sente la musica dai mikrolet, i cani che abbaiano ed il rumore di una ragazza che lava i piatti. Il pavimento della cucina svolge il ruolo del bagno per la bambina della famiglia. I panni, i piatti, le mani e il pavimento si lavano con la stessa acqua di una vasca da bagno messa fuori. Ogni tanto ci disgusta. Fuori il buio è troppo buio. Così come la storia del Timor Est.

Una notte nell’ostello ci è sembrata sufficiente. Decidiamo così di cambiare posto. Durante il tragitto a bordo del mikrolet per raggiungere il villaggio vicino la storia del paese è chiaramente visibile: cimiteri, case distrutte, cicatrici e visi bui. L’asfalto è stato messo solo su alcuni punti della strada ed il viaggio procede molto lentamente, ma non possiamo non ammirare la bellezza della campagna che vediamo dal finestrino. Oltre ai bambini, cani e gatti, allontanandosi dalla città sulla strada cominciano a correre anche mucche, maiali, capre, galline e galli. I coccodrilli non siamo riusciti a vederli anche se un po’ ci abbiamo sperato. Nel mare saltano i delfini alla mattina ed i tonni alla sera.

Arriviamo a Liquiçá. Nel cortile della chiesa canta il coro. Nella stessa chiesa il 6 aprile del 1999 è successo qualcosa di molto, molto triste (qua la versione in inglese, un po’ più dettagliata). Ora l’atmosfera è molto diversa. Lo dicono anche i timoresi: “Ora stiamo bene”, ripetono. “Dopo il 2006 non si spara più nelle strade, o almeno non come prima”. “Almeno ora abbiamo l’elettricità con la carta prepagata”. I timoresi quasi brillano. Il giardino della scuola è pieno di bambini sorridenti. Dappertutto le persone si danno da fare. Un futuro migliore è in fase di costruzione utilizzando tutte le forze a disposizione. Ed anche i nostri giorni a Timor Est hanno continuato a migliorare.

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Se desideri visitare Timor Est forse questi consigli potranno tornarti utili:

1. Prenditi tempo e porta pazienza: gli orari cambiano oppure neanche esistono e tanti collegamenti passano solo raramente. Il miglior modo di viaggiare sarebbe affittare un fuoristrada ma sui mezzi pubblici possono nascere delle belle discussioni, che hanno rappresentato per noi alcuni dei momenti più belli di questa nostra visita.

2. Il paese è nuovo e tutto cambia in continuazione. Anche le nostre guide molto aggiornate possedevano informazioni già troppo datate. Meglio quindi aggiornarsi direttamente sul luogo.

3. Tieni sempre in mente il passato recente di questo paese che è ancora troppo impresso nella memoria delle persone. Parlare della guerra con qualcuno può voler dire parlare con una persona che nella migliore delle ipotesi ha perso un amico durante i conflitti. Usate una dose extra di discrezione e delicatezza se volete affrontare questo argomento.

4. Preparati a rompere il salvadanaio. Il costo della vita è davvero molto alto rispetto ai paesi vicini come l’Indonesia, anche se i locali dicono che forse i primi segni di abbassamenti dei prezzi si cominciano a vedere. Può anche non essere sempre facile prelevare soldi. Una ragazza francese che abbiamo conosciuto era bloccata a Dili da più di 2 settimane in attesa di una busta di contanti perchè tutte le sue carte non funzionavano. Sembra che a Dili funzioni solo il circuito MasterCard, ma tenendo conto del punto 2 prendi con le pinze questa informazione.

5. Portati sempre dietro dell’acqua e qualcosa da mangiare perchè i negozi sono pochissimi ed anche un viaggio di venti chilometri può richiedere una mezza giornata di tempo.

6. Sorridi alle persone che incontri, non puoi lontanamente immaginare quanti sorrisi al giorno puoi ricevere e quante conversazioni puoi fare, superando ogni barriera linguistica.

Obrigado Timor-Est! Noi ritorneremo ancora.

PS. Non dimenticate di dare un’occhiata alla fotogallery dedicata a Timor a questo link!

Ajatuksia Itä-Timorista

Kun lentokone laskeutuu Kaakkois-Aasian maista nuorimman, Itä-Timorin, Aeroporto Internacional Presidente Nicolau Lobaton kuivuuden repimälle kiitoradalle ikkunasta näkee vain suuren koneen nostattaman pölypilven. Tätä keltaista pölypilveä ei saa pois silmistään (eikä kyllä myöskään vaatteista, ei varpaista, ei hampaiden välistä, ei kasvoilta) ennen kuin poistuu maasta. Itä-Timor näyttäytyy heti ensi hetkistä lähtien kuivana ja paahtavan kuumana. Maailma on täynnä kuumia maita, mutta Itä-Timor nousi omaan luokkaansa. Kuumuus sai pään pyörimään ja askeleet pysähtymään. Se sai silmät sumenemaan ja vähätkin värit, jotka näkyvät keltaisen pölyn läpi katoavat.

Kun pöly ei enää kirvelä silmiä, sen keskeltä, heti kiitoradan vierestä, alkaa erottamaan pieniä, paljasjalkaisia lapsia. Keskimäärin timorilaisella naisella on 7,7 lasta. Ja sen huomaa. Heitä on kadut täynnä, heitä nukahtelee bussissa syliin ja he juoksevat jalat pölyssä kadulla vastaan kuumuudesta välittämättä. Bom dia sister!

Matka lentokentältä Itä-Timorin pääkaupunkiin tapahtuu mikroletillä, paikallisella minibussilla. Nämä bussit, ellei lasketa 70-luvun kuorma-autojen lavoja, ovat ainut tapa liikkua tässä maassa. Mikroletit tunnistaa kaukaa. Ne on liimattu täyteen värikkäitä kuvia ja jokaisesta löytyy vähintään parikymmentä pehmolelua. Ja mikroletit myös kuulee kaukaa. Vanhahkoa portugalilaista musiikkia ja pari uudempaa hittiä soitetaan niin lujaa kun vain kaiuttimista lähtee. Mikroletit pursuavat ihmisiä sisällä, ulkopuolelle laitetuissa kaiteissa ja katolla. Aikatauluja ei ole. Bussi lähtee liikkeelle kun ketään ei enää sovi kyytiin. Kannattaa valita ovipaikka. Bussin sisällä olo tuntuu kuin paistettaisiin elävältä.

Itä-Timorissa kadottaa ajan ja paikan tajun. Kellolla ei ole mitään merkitystä. Maisevat muistuttavat välillä Afrikan savanneja, välillä kuivaa keski-Intiaa ja silloin tällöin supermoderneja, YK:n virkailijoiden maastureita vilahtaa ohi. Pääkaupunki Dili vie ajatukset Brasialia faveloihin. Normaalia neliseinäistä taloa ei löydy. Peltihökötyksien alla asustaa useampi perhe. Taas lapsia joka puolella. Liittyyköhän tämä kansalle tärkeän katolisen kirkon asemaan? Vai tahtovatko timorilaiset rankkojen vuosien jälkeen kansoittaa maansa uudestaan? Lapsien lisäksi kaikkialla on kissan ja koiran pentuja. Kaikki täällä on pientä ja heiveröistä.

Dilissä kuumuutta ei pääse pakoon. Vettä on vähän. Kimmeltävä meri koralliriuttoineen ympäröi kaupunkia ja rannat hohtavat valkoista hiekkaa. Parempi kuitenkin pysyä poissa vedestä, sillä siellä asustavat krokotiilit. Joka viikko krokotiilit hyökkäävät noin kahden ihmisen kimppuun. Uimaan voi mennä sunnuntaina myöhään iltapäivästä. Silloin paikalliset perheet suuntaavat rannalle ja ihmismassa pelottelee krokotiilit syvemmille vesille. Jos olisin krokotiili niin menisin rannalle kyllä juuri sunnuntaina joten jätettiin tämä kylpy muille.

Dilissä on vähän nähtävää. Opaskirja suosittelee tutustumista ruokakauppaan täynnä ylihinnoitettua tuotteita joihin paikallisilla ei ole rahaa. Oikeastaan paikallisilla ei ole rahaa mihinkään sillä maassa käyttössä Amerikan dollari ja hinnat muistuttavat enemmän Pohjois-Euroopan kuin yhden maailman köyhimmän maan hintoja. Kaikkialla. Supermarketin nähtyä kierrämme pari muuta tärkeää kohdetta: kirjasto täynnä nuoria ja lapsia, suuri Kristus-patsas, rantaa kulkeva kuiva puisto, kirkkoja. Ja paljon historiaan liittyviä muistomerkkejä paikalla kuolleiden nimet seiniin kirjoitettuina. Muutamia Portugalin siirtomaa-aikaisia rakennuksia jotka on jo tuhottu pariin kertaan.

Kun pimeä laskeutuu Dilin ylle parempi pysyä sisällä. “Tällä tiellä voitte kävellä tai tällä mutta ei tällä tai tällä.” Pimeydessä voi eksyä joten jäämme hostelliin. Kuumuus ei katoa vaikka aurinko poistuukin kahdeksitoista tunniksi. Kämmenkokoiset torakat juoksevat kilpaa lattiaa pitkin. Sähkö katkeilee. Ulkoa kuuluu mikroletteistä raikuvaa musiikkia, koirien ulvontaa ja kattiloiden kilinää. Perheen lapsille vessana toimii hostellin keittiön lattia. Pyykit, astiat, kädet ja lattia pestään samassa kylpyammeessa lilluvassa vedessä. Välillä ällöttää. Pimeys ulkona on liian pimeää. Samoin on Itä-Timorin historia.

Yksi yö hostellissa riitti. Vaihdetaan paikkaa. Matkalla mikroletissä viereiseen kylään Itä-Timorin historia näkyy kaikkialla: hautausmaita, tuhottuja taloja, arpia ja pimeitä kasvoja. Vaikka asfaltti on tehty vasta pätkissä ja matkanteko on hidasta emme voi olla ihastelematta maaseudun kauneutta. Lasten ja koiran ja kissan pentujen lisäksi kauempana kaupungista tiellä alkaa juoksennella myös lehmiä, vuohia, possuja, kanoja ja kukkoja. Krokotiileja emme näe vaikka ehkä hieman salaa toivoimme. Meressä pomppii aamuisin delfiinejä ja iltaisin tonnikaloja.

Saavumme Liquiçáan. Kirkon pihalla laulaa kuoro. Samassa kirkossa 6.4.1999 jotain hyvin surullista. Nyt tunnelma on ihan toinen. Samaa kertovat timorilaiset: “Nyt meillä on kaikki hyvin” toistetaan useamman kerran. Timorilaiset suorastaan säteilee. Koulun piha on täynnä nauravia lapsia. Joka paikassa uurastetaan, mikä on aika ihmeellistä kuullen hurjat työttömyysluvut. Jokaisella tuntuu olevan tekemistä. Uutta parempaa huomenta rakennetaan hurjaa vauhtia. Meidänkin päivät Itä-Timorissa muuttuivat koko ajan paremmiksi.

Pieni muistilista Itä-Timoriin matkaajalle:

1. Varaa aikaa ja lehmän hermot: aikataulut vaihtuvat tai niitä ei ole ja monet yhteydet kulkevat vain harvoin. Paras tapa matkustaa olisi oma neliveto-auto. Paikallisissa kulkuneuvoissa syntyy kuitenkin kivoja keskusteluja ja olivat ainakin meidän loman kohokohtia.

2. Maa on hyvin uusi ja asiat muuttuvat nopeasti. Tieto, jonka löysimme uusistakin matkaoppaista oli jo vanhentunut. Paikan päältä on siis hyvä päivittää omaa opastaan.

3. Pidä mielessäsi maan lähihistoria, joka on monelle vielä hyvin vaikea pala nieltäväksi.

4. Varaa rahaa. Itä-Timor hintataso on jotain ihan muuta kuin naapurimaiden. Paikalliset puhuvat että hinnat ovat vihdoin laskussa ja ensimmäisiä paikallisille sopivia ruokapaikkoja ollaan avattu.

5. Varaa vettä ja pientä purtavaa pidemmille matkoille, sillä kauppoja on harvassa ja lyhytkin matka kartalla voi kestää puolipäivää.

6. Hymyile paikallisille ja et voi uskoakaan kuinka monta hymyä päivässä voi saada ja kuinka monta keskustelua käydä kielimuurista huolimatta.

Obrigado Timor-Leste! Me tullaan vielä takaisin.

PS. Muista katsoa muutkin kuvat Itä-Timorista galleriasta.

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3 pensieri riguardo “Sotto la polvere di Timor Est

  1. Meravigliosi viaggiatori, ho una domanda seria per voi: toccare questi paesi e queste storie non vi lascia un certo senso di colpa per essere nati e vissuti qui, da dove vi scrivo? Non vi lascia pensosi vedere come il nostro viaggio sia sempre il viaggio dei “vincitori” che possono godersi una vacanza senza vivere davvero il mondo che si racconta?

    Intanto, aspetto le vostre tappe future! Un abbraccio
    Pier

    1. Ciao Pier!
      La tua domanda non ci coglie impreparati, é un dilemma che ci siamo posti e continuiamo a porci strada facendo. Ma la risposta non é affatto scontata. Come dici tu, viaggiare in questi luoghi non é semplicissimo. Fare un viaggio é già in qualche modo un’attività classista in cui tu, turista, visiti un luogo mentre intorno a te le persone si devono guadagnare da vivere. In un posto come Timor Est questa sensazione si estremizza, perché tutto é in qualche modo più estremo.
      Crediamo che non ci sia una soluzione. Smettere di viaggiare? Sarebbe una grave perdita, sia per chi vuole scoprire nuovi posti che per l’economia di molti luoghi. Viaggiare facendo volontariato? É se possibile ancora più classista di un semplice viaggio organizzato, perché puoi permetterti di arrivare in un luogo pretendendo di aiutare le persone che ci vivono ed instaurando un rapporto sbilanciato in partenza.
      Per come siamo fatti noi pensiamo che viaggiare, specialmente in luoghi come questi, significhi incontrare il diverso, rispettare la cultura che incontriamo, cercare di imparare il più possibile, provare anche a trasmettere qualcosa, in poche parole essere il più consapevoli possibile del luogo in cui ci troviamo. Per la prima volta ci siamo sentiti in colpa, consapevoli che non ci possiamo fare nulla. Essere nati nel lato “fortunato” del mondo non é una colpa, lo diventa dal momento in cui si comincia a considerare e a trattare chi sta meno bene di noi a livello economico come inferiori in partenza. Non sappiamo se é giusto, ovviamente accettiamo consigli! 😉
      Ti salutiamo tanto dalla caotica ed imprevedibile Kupang, dal lato più “fortunato” di Timor. Perché, gira che ti rigira, c’é sempre e comunque un lato più fortunato!

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