Timor Est Dili Liquica Travel Roads for Two roadsfortwo

Timor Express: la strada verso Kupang

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Quello che state per leggere è un resoconto abbastanza dettagliato di come siamo riusciti in “sole” 20 ore a percorrere circa i tre quarti dell’isola di Timor. 380 km che ci hanno portati dal piccolo comune di Liquiçà, nello stato libero di Timor Est, fino a Kupang, frenetica metropoli indonesiana affacciata sul mare nell’estremo ovest dell’isola. 380 km che nella vecchia e comoda Europa rappresentano poco più di una gita fuori porta ma che qui, sull’isola più ad est della provincia (leggi anche: arcipelago) dell’Est Nusa Tenggara (leggi anche: praticamente la fine del mondo) possono diventare un sacco di cose. Sicuramente possono portarti ad incontrare una moltitudine di facce quasi sempre sorridenti, a cambiare parecchi mezzi di trasporto, a spaventarti, a ridere, ad arrabbiarti, a sudare, a sentirti vivo.

Ma andiamo per ordine, partendo da alcune doverose premesse. Il nostro piano iniziale prevedeva di rimanere circa 4 giorni a Dili, la capitale di Timor Est, per sbrigare le pratiche per ottenere il visto necessario per attraversare il confine con l’Indonesia via terra. Abbiamo però scoperto, dopo esserci recati all’Ambasciata Indonesiana il giorno dopo il nostro arrivo, che questa lunga procedura non sarebbe stata necessaria.

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO: Da meno di un anno infatti a tutti i cittadini appartenenti all’Unione Europea non serve più chiedere il visto (VISA, per gli amici) in anticipo per poter attraversare il confine di Timor. E per di più è gratis. Basta presentarsi al confine con passaporto in mano, compilare un po’ di fogli et voilà, il gioco è fatto. Ricapitoliamo: non è più necessario chiedere in anticipo il visto/VISA per attraversare il confine! Segnatevelo da qualche parte se avete intenzione di compiere questa follia. E non dimenticate di farlo presente ai vostri amici britannici, che vogliono rinunciare a tutto questo popò di comodità. FINE COMUNICAZIONE DI SERVIZIO

Sommando a questa inaspettata fortuna il fatto che l’ostello dove eravamo alloggiati assomigliava più ad una fogna a cielo aperto che ad un posto in cui due viaggiatori distinti come noi possono riposare le loro membra (e che comunque costava un bel po’ di dollaroni) abbiamo deciso di fuggire da Dili verso la più serena e tranquilla Liquiçà, piccola cittadina a circa 30 km ad ovest della capitale. Per la stessa somma abbiamo infatti trovato un campeggio molto accogliente, che forniva tende comode ed attrezzate in riva ad uno splendido mare. Secondo i nostri ragionamenti quello è quel che resta di un avamposto militare occidentale, probabilmente delle Nazioni Unite, e quelle sembravano proprio le tende che normalmente si vedono nei film sulla seconda guerra mondiale. La nostra tenda si chiamava “Bravo”, i vicini avevano la “Charlie”. “Delta” e “Tango” erano quelle da quattro. L’ultimo dubbio è sparito dopo che ci siamo accorti delle guardie armate ai due varchi 24 ore su 24, giusto per non dimenticare le vecchie abitudini. Questo e molto altro per soli 30 $ a notte. In una tenda. Benvenuti a Timor.

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Dopo alcuni giorni passati a Liquiçà abbiamo optato, in perfetto stile militare, per una ritirata strategica nella più attrezzata ed economica Indonesia. Avevamo avuto un assaggio di Timor, per noi era sufficiente così. Era tempo di rimettersi in strada, direzione Kupang. Nella pratica voleva dire partire da Liquiçà con un bus locale che passa alle 4 di mattina diretto verso il confine. Informazione che abbiamo ricavato incrociando circa 200 fonti sparse nel villaggio ed inserendo i dati ottenuti in un grafico. Da qua comincia la nostra storia.

Diario di viaggio, 27 agosto 2016

Ore 3:15 Suona la sveglia. Gli zaini sono già pronti dalla sera prima. Ci diamo una sistemata velocemente, non vorremmo essere in ritardo e perdere il bus
Ore 3:25 Usciamo dal campeggio dalla spiaggia. La guardia ha bloccato le porte e non si vede da nessuna parte. Ma siamo in perfetto orario per prendere il bus
Ore 3:30 Ci rendiamo conto che la stradina che porta dal campeggio alla strada principale è lunga un paio di chilometri, che non è illuminata e che durante la notte pullula di cani semi-randagi. Abbiamo anche scoperto di essere in buona forma fisica, percorrendo questo paio di chilometri in un tempo valido per accedere alle Olimpiadi.
Ore 3:32 Arrivati sulla strada principale ci rendiamo conto che non esiste una fermata.
Ore 3:35 La musica pop portoghese sparata a tutto volume ci illude per un attimo che stia passando un mikrolet. In realtà è una festa poco distante dalla nostra posizione.
Ore 3:50 Imppu sente un rumore in lontananza, che sia l’autobus in anticipo?
Ore 4:00 Nessun problema, fa sempre in tempo ad arrivare in orario!
Ore 4:15 Escono due ragazzi dalla festa. Gesticolando riusciamo a comunicare. Sembra che l’autobus di cui parliamo esista davvero, ma che in realtà percorre la direzione opposta. Cominciamo ad avere qualche dubbio sulla validità scientifica del nostro grafico.
Ore 4:25 Dalla festa escono una decina di ragazzi che, incuriositi, si fermano ad osservare. Si prova a comunicare in qualche modo ma senza grande successo. Si mettono a semicerchio e danno prova delle loro abilità di rapper. Imppu si pente di aver preferito la carriera da rockstar a quella di guerriero muscoloso e senza paura.
Ore 4:30 Tra un freestyle e l’altro scorgiamo due fari, sembra proprio essere il bus. Siamo salvi!
Ore 4:31 Il bus passa dritto, probabilmente perché completamente pieno. La sensazione è come quella che si prova dopo essere stati lasciati per la prima volta.
Ore 4:35 I dubbi si fanno sempre più grandi, così come la voglia di tornare tra le braccia della guardia armata del campeggio.
Ore 4:45 Altri fari! Ecco un altro autobus! Kupang, stiamo arrivando!
Ore 4:46 Tra rumori di ferraglie e sonore pernacchie il bus ci passa tranquillamente davanti senza accennare a fermarsi.
Ore 4:53 Comprendiamo la voglia di comunicare di questi giovanotti, ma forse la stanchezza, la demoralizzazione ed un po’ di paura non ci permettono di interagire molto.
Ore 4:55 Riusciamo a spiccicare un paio di parole in inglese con un ragazzo del gruppo, sembra ok e conferma che gli siamo simpatici. Siamo proprio fortunati.
Ore 5:00 Altri due fari. Imppu, torcia in mano, si mette praticamente in mezzo alla strada, seguito da una dozzina di rapper adolescenti. Non resta che sperare che il bus si fermi.
Ore 5:01 L’autobus fermo sembra troppo bello per essere vero e ci aspettiamo che da un momento all’altro riparta, seguito da Marco Balestra che ci comunica di essere su “Scherzi a parte”. I giovani rapper però bloccano la strada, parlano con l’autista e vediamo che dentro la gente ci fa spazio. Riusciamo a salire. Ci sembra un sogno. Grazie giovani rapper, anche se ci avete involontariamente terrorizzato il vostro aiuto è stato davvero prezioso.
Ore 5:10 Con molta lentezza il bus riparte. Che poi non è che sia proprio un bus. Sembra più un mikrolet in versione maxi. Un megalet. La gente è praticamente seduta l’una sull’altra, Eeppis si sistema tra gli zaini, Imppu tra il suo zaino ed il gradino della porta (ovviamente aperta). Un bambino si addormenta subito sopra di lui, che con un braccio deve tenersi per non volare fuori dal bus e con l’altro deve evitare che il bambino faccia la stessa fine. Si prospetta un viaggio comodissimo.

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Ore 5:11 Se già poteva sembrare difficile dormire, adesso è impossibile. L’autista gira la manopola dell’autoradio a manetta. Scopriamo che è stato sacrificato un po’ di spazio per le persone per installare dei subwoofer davvero molto potenti. Uno è proprio dietro le orecchie di Imppu.
Ore 5:45 Il viaggio procede senza intoppi. Fuori è molto buio e la strada ha molte buche. Tutti sono rilassati però. Proviamo ad imitarli.
Ore 6:30 L’alba ci coglie impreparati. Il panorama fuori è bellissimo. Nel frattempo il bambino si è svegliato e si è reso conto che non siamo timoresi. Ora ha il telefono di Imppu in mano, guarda le foto delle Finlandia con la bocca aperta per lo stupore. Imppu sta sempre attento che non cada fuori dal bus.
Ore 7:00 Eeppis scopre che il suo vicino di posto parla un discreto inglese. Ne approfittiamo per chiedere come si fa ad attraversare il confine. Scopriamo che il bus è diretto a Maliana, ma che noi ci dobbiamo fermare a Batugade, un piccolo paesino vicino al varco del confine. Ci dice che anche lui deve attraversare il confine. Vogliamo una mano? Certo che sì!
Ore 7:50 Scendiamo dal bus a Batugade, con le ossa rotte ma felici del traguardo raggiunto. Scopriamo che il confine dista alcuni chilometri da dove siamo, quindi chiamiamo due ojeks (una sorta di mototaxi tamarro) che per un dollaro ci porteranno davanti alla dogana.
Ore 7:58 La dogana è di fronte a noi. Sembra un sogno ma non lo è. Siamo raggianti. Scopriamo anche che aprirà alle 8, siamo quindi in perfetto orario.
Ore 8:00 Scopriamo che tra Timor Est e l’Indonesia c’è il fuso orario. Di un’ora. E che le 8:00 a Timor Est sono invece le 7:00 in Indonesia, solo qualche metro più in la. Quindi si deve aspettare un’ora. Se ci fosse dell’erba per terra ci sdraieremmo volentieri per fare un pisolino, ma ci sono solo sassi.
Ore 8:28 Si avvicina un signore che a prima vista sembra un senzatetto, con pochi denti in bocca ed i vestiti un po’ sporchi. Ci saluta in un buon inglese e ci chiede come mai siamo lì, a provare ad attraversare il confine. Viene fuori che ha un paio di lauree, una delle quali in ingegneria civile, che lavora per il Ministero dell’Agricoltura, ed è proprio un piacere parlare con lui di Timor, soprattutto pensando al futuro. Sostiene che il governo dovrebbe dare più valore alla risorsa più grande di Timor Est: le persone. Ci dichiariamo al 100% d’accordo con lui.
Ore 8:00 (di nuovo) Si aprono i cancelli del varco doganale. Accompagnati dai nostri due nuovi amici e da una ventina di timoresi ci avviciniamo agli uffici del lato est.
Ore 8:20 Con un bel timbro d’uscita ed un po’ di burocrazia alle spalle ci dirigiamo verso la “no man’s land”, la terra di nessuno. Uno spazio che non appartiene ai due stati ma che sembra essere stato reclamato da un gregge di capre, che regna sovrano ed indisturbato.
Ore 8:30 La terra di nessuno è alle spalle e davanti a noi si staglia l’enorme e fin troppo arrogante varco indonesiano. Il casino che sentiamo, l’odore di spazzatura bruciata e la folla di tassisti abusivi che corre verso di noi ci conferma che quella è proprio l’Indonesia.
Ore 8:58 Visita di piacere. Niente da dichiarare. Certo che posso farle vedere lo zaino. Tieni un dollaro per compilarmi questo modulo. Posso andare in bagno? No, niente droga o armi, gliel’ho già detto. Dobbiamo andare a Kupang, come facciamo?

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Ore 9:15 Il nostro sedere è su un mikrolet indonesiano, che d’ora in poi chiameremo bemo, che si distingue da un mikrolet del lato est perché non suona musica popolare portoghese ma solo dance o dubstep. Per il resto è identico, comprese e immagini di Gesù e della Madonna con i dettagli cromati. Abbiamo salutato i nostri amici, siamo di nuovo da soli.
Ore 9:20 Scopriamo che stiamo andando ad Atambua, terminal degli autobus di linea per Kupang. Non abbiamo ancora capito come abbiamo fatto ad arrivare fino a qua.
Ore 9:40 Arriviamo finalmente ad Atambua, che sembra essere un mucchio di case buttato a casaccio. Scopriamo che però ha anche un aeroporto, con voli diretti anche a Kupang, e in alcuni punti dal finestrino scorgiamo edifici di lusso. Siamo un po’ confusi.
Ore 9:55 Veniamo scaricati davanti al terminal dei bus, dove campeggia la scritta “Timor Travel”. Il fatto che sia attaccato ad un hotel fa pensare che le partenze da qua non siano proprio frequentissime.
Ore 10:15 Usciamo dagli uffici della Timor Travel con un mezzo sorriso. Non è necessario prendere una camera d’albergo ma dobbiamo aspettare tre ore ad Atambua per il prossimo bus. Abbiamo il sospetto che tre ore ad Atambua passeranno molto lentamente
Ore 11:00 Circa dodici persone hanno chiesto una foto insieme a noi. Soprattutto insieme ad Eeppis.
Ore 11:16 Un ragazzo in motorino si ferma di fianco a noi. Siamo pronti ad accogliere la sua richiesta per un’altra foto quando ad un tratto si mette a parlare inglese. Ci dice che gli fa molto piacere parlare inglese con qualcuno. Dopo le dovute presentazioni ed un po’ di small talking ci facciamo consigliare un posto dove poter mettere qualcosa sotto i denti. Ci indica caldamente il mercato, verso il quale ci dirigiamo.
Ore 11:30 Il mercato era carino ma puzzava tantissimo. Imppu ha comprato delle misteriose brioche che sembrano promettere una bella infezione intestinale. Lui sostiene che sono calde, che il caldo sterilizza e che lo ha studiato all’università. Sulla carta non fa una piega.
Ore 11:40 Uscendo dal mercato incontriamo nuovamente il ragazzo in motorino. Ci racconta che sta facendo domanda per andare a studiare in Australia e gli farebbe molto piacere se potessimo guardare e correggere la sua tesi in inglese che deve allegare alla domanda di ammissione alla scuola. Ovviamente accettiamo e ci diamo appuntamento agli uffici della Timor Travel.
Ore 11:50 Eeppis trova un warung che sembra promettere tanto gusto e poco glutine, così ne approfitta. Meglio portarsi avanti con i tempi, chissà se durante il tragitto avremo la possibilità di mangiare.
Ore 12:10 Aspettiamo in sala d’attesa il nostro nuovo amico e il nostro bus. La sala d’attesa è un divano lurido piazzato di fuori, al lato della fermata degli autobus.
Ore 12:40 Tutto è immobile. Il caldo è paralizzante. Non si vede nessuno in giro.
Ore 12:50 Imppu va al bagno a fare la pipì.
Ore 12:51 Imppu sente delle urla mentre è in bagno e corre fuori. Presto presto, si parte, corri sul bus che ti lasciano qua se no. Eeppis urla dal finestrino, Imppu corre per non essere lasciato a terra. Abbiamo sempre il dubbio che sia una sorta di candid camera.
Ore 12:52 Il bus di linea, che poi è un furgone un po’ più grande, parte a tutta birra. Cavolo, siamo addirittura in anticipo e l’autista sembra volerci portare a destinazione in perfetto orario. Bene. Speriamo solo che il ragazzo non sia ancora lì ad aspettare noi per spedire la sua domanda in Australia.
Ore 12:55 Il bus si ferma davanti al warung dove ha mangiato Eeppis. Scendono tutti quanti ed ordinano da mangiare. Imppu cerca la telecamera nascosta tra gli spazi dei sedili.
Ore 13:00 All’orario della presunta partenza siamo seduti anche noi nel warung, guardiamo gli altri mangiare e ci chiediamo cosa diavolo ha che non va la logica di queste persone.
Ore 13:40 Si alzano tutti di scatto, vanno a pagare e salgono sul furgone. Li rincorriamo e facciamo appena in tempo a salire. L’autista parte a manetta ed in meno di un minuto siamo di nuovo in viaggio. Li odiamo.
Ore 13:45 L’autista ha fretta di recuperare il ritardo che egli stesso ha creato provando a superare la velocità della luce e causando innumerevoli incidenti. Spoiler: non recupererà mai il ritardo.
Ore 13:50 Apprendiamo che il viaggio durerà circa sei ore (quindi almeno otto), e che l’autista farà due soste. La prima a Kefamenanu e la seconda a Soe. Visti i precedenti non vogliamo scendere dal bus neanche sotto tortura.
Ore 14:00 Un po’ di relax, i paesaggi sono bellissimi, vediamo la parte montagnosa di Timor, totalmente diversa dal resto dell’isola.
Ore 14:30 Imppu ascolta Sky Blue Sky dei Wilco in cuffia mentre Eeppis dorme appoggiata a lui. L’Indonesia passa davanti al finestrino e tutto sembra di nuovo bello.
Ore 15:30 Sosta a Kefamenanu con mezz’ora di ritardo su quanto preventivato.
Ore 15:31 Partenza razzo dell’autista. Stavolta non ci ha fregati.
Ore 15:32 L’autista si ricorda di avere l’autoradio. Non lo dimenticherà più fino alla fine del viaggio. Malediremo per sempre questo momento.
Ore 17:20 Sosta a Soe. Sembra una bella cittadina, fresca, sulle montagne. Immpu si sente ispirato e corre a comprare un pacchetto di patatine da un chiosco per evitare di mangiarsi il sedile davanti.
Ore 17:21 La solita gag dell’autista che parte e di Imppu che rincorre. Un classico, come quando uno scivola sulla buccia di banana. Lo zero comico che fa sempre ridere. Ah ah ah.

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Ore 17:40 Scavalliamo sul lato ovest della montagna giusto in tempo per vedere uno dei tramonti più belli della nostra vita.
Ore 19:00 Niente da riferire
Ore 20:00 Kupang si avvicina. Il traffico diventa più intenso, le case più frequenti, i clacson si fanno sentire di più.
Ore 20:30 Il bus si ferma al terminal di Kupang. Che però sembra un po’ fuori Kupang. Cioè, non proprio al centro. Lo facciamo presente all’autista, noi dovremmo andare al Lavalon Hostel, il faro di ogni viaggiatore diretto a Kupang. Sembra conoscerlo anche lui.
Ore 20:40 L’autista fa segno di salire di nuovo e ci fa capire che sta improvvisando un servizio navetta per il centro, verso cui devono andare anche gli altri. Diciamo “Lavalon”, lui fa si con la testa. Non serve altro.
Ore 21:00 Siamo davanti al Lavalon Hostel, sul lungomare di Kupang. Il gestore, Edwin, non si vede. Proviamo a chiamare.
Ore 21:05 Finalmente arriva Edwin. Barcolla un po’. Ci ricordiamo che è sabato sera e facciamo due più due. Gli chiediamo se ha posto. Dice che per due posti in camerata sono 140.000 rupie mentre per la camera doppia privata sono 160.000 rupie. La differenza è di 20.000 rupie, circa 1 euro e 40 centesimi. Decidiamo di fare gli spendaccioni e scegliamo la camera privata.
Ore 21:10 Edwin in quattro e quatr’otto sistema la camera alla perfezione e ci invita ad entrare. Il pavimento, le lenzuola ed il bagno sono pulitissimi. C’è profumo di fresco. Ci vergognamo un po’ per aver dubitato di lui. Ringraziamo gentilmente e, finalmente, ci sediamo un attimo sul letto.
Ore 9:30 di domenica 28 agosto 2016. Il vortice spazio-temporale ci sputa fuori dopo averci inghiottiti la sera prima. Siamo puzzolenti, stropicciati ma finalmente riposati. Ed ovviamente felici di incominciare una nuova pagina del nostro diario di bordo.

Dopo… beh, abbiamo passato molti giorni al Lavalon Hostel di Kupang. Siamo stati bene. Edwin, dopo la prima impressione un po’ strana, si è rivelato essere invece non solo un eccellente gestore, ma anche un’ottima guida (Lonely Planet lo cita come guida ufficiale di Kupang, anche se ovviamente non lo è). Abbiamo passato dei bellissimi momenti al Lavalon, ma questa è un’altra storia.
Se ti è sembrato troppo lungo leggere fino a qua allora ti diamo un ultimo consiglio: non provare mai a viaggiare da Liquiçà a Kupang con i mezzi pubblici timoresi!

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8 pensieri riguardo “Timor Express: la strada verso Kupang

  1. Miiii! Mi ricorda il Banjul-Dakar che ho fatto qualche anno fa… 15 ore 300 km 🙂

    Una domanda sulla comunicazione di servizio: ma quindi posso fare un Visa run dall’Indonesia a Timor East?
    Cioè attraversare il confine avanti e indietro senza visti?

    Grazie!

    1. Esatto. O meglio, il visto te lo danno all’arrivo e non c’é più bisogno di chiederlo in anticipo come succedeva prima (circa una settimana, più o meno). Ed oltretutto é gratis, che non guasta mai! Quindi via verso il confine senza paura! 😉
      Ps. Mi riferisco ovviamente al costo regolare di 30 giorni. Chiederne uno da 60 richiede tutta la classica procedura in ambasciata come al solito!

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