Thailand Krabi Ao Nang roads for two roadsfortwo

Il mio zaino è la mia casa. Il viaggio secondo Eeppis

Di nuovo un’altra città ed un paese diverso. Dove si dorme stanotte? Com’è il cibo qua? Dove posso lavare i miei vestiti? Da dove prendere la mappa della città, e che moneta si usa da queste parti? Dovrei anche far funzionare il telefono, come si diceva “grazie” in questa lingua, che ore sono? Quali attrazioni ci sono da visitare oggi, dove passano gli autobus, cosa stanno dicendo tutte queste persone intorno a me? E la prossima destinazione? La mia unica certezza è che il mio zaino è la mia casa.

George Town and Penang in Malaysia, Roads for Two

Adesso abbiamo sulle spalle sette paesi e più di 50 posti dove abbiamo dormito (escludendo le varie notti passate all’aeroporto, su un autobus o su una barca) e tante cose sono cambiate. I posti dove non avrei mai avuto coraggio di mangiare fino a qualche mese fa sono diventati gli unici posti che frequentiamo. E si mangia divinamente. Ho visto l’ultima volta il mascara ad agosto, in fondo a qualche sacchettino. Lo zaino si è conquistato una posizione pari a quella di un compagno di viaggio tanto caro ed importante. Lo sistemo e lo pulisco quasi quotidianamente.

Le cose che fino a poco tempo fa erano esotiche sono diventate quotidiane. Le varie attrazioni fanno sempre parte del nostro programma giornaliero, ma i momenti più belli li viviamo partecipando ad una lezione di ginnastica in stile comunista nel parco in centro insieme a centinaia di altre persone, sedendoci allo stesso tavolo dei vecchietti del quartiere, camminando per vari giorni nei silenziosi villaggi di montagna accompagnati da un ragazzo locale, brindando al tramonto insieme a dei nuovi amici e leggendo il giornale locale la mattina. Il Bangkok Post, il The Strait Times ed il The Myanmar Times sono i miei preferiti. Alcune mattine bisogna accontentarsi solo delle fotografie perché il testo potrebbe essere ad esempio cosi:

(Immagine da qua. Non prendo nessuna responsabilità del contenuto per ovvi motivi: non si capisce nulla)

Abbiamo imparato che viaggiare è anche faticoso. Il continuo adattamento ad un nuovo stile di vita ed il vedere sempre e solo cose nuove può essere estremamente stancante. Occorre sempre essere vigili. Bisogna sempre fare cose e provare le novità perché una piccola voce dentro di te continua a ripeterti: “sei qua solo adesso, chissà se potrai mai tornarci”. I sensi sono bombardati dalla mattina alla sera, e prima di notte (quando finalmente hai trovato un posto in cui dormire), appena prima di coricarsi a letto, occorre sempre controllare che non ci sia una famiglia di bed bugs, o cimici del letto, che si nasconde sotto il materasso.

Singapore Skycrapers Panorama and Palau Ubin roads for two

La flessibilità, l’adattabilità, il coraggio e la capacità di lasciarsi andare si sono sviluppati. Ed è qualcosa che ho sicuramente intenzione di far vedere durante il mio prossimo colloquio di lavoro.

Il viaggiare mi ha insegnato anche tanto altro. Quanto sia facile conoscere nuove persone e diventare amici. O come, sotto molti punti di vista, si viva meglio in un villaggio laotiano invece che nella sempre cosi eccellente Europa, ed al contrario come noi, in Europa, stiamo bene (guardando il cestino di paglia strabordante di spazzatura accanto al computer dal quale scrivo posso ammettere che da noi si gestisca meglio la raccolta dei rifiuti, ad esempio, ma la lista delle eccellenze è lunga). Penso a come in effetti siano stupidi i miei problemi quotidiani osservando le difficoltà che molte persone da noi incontrate affrontano tutti i giorni. Ho capito anche che quel mucchio unico chiamato “il Sud Est Asia” sia pieno di paesi, città, quartieri, paesaggi e culture completamente diversi l’uno dall’altro. In realtà la lista delle cose che ho imparato è infinita.

Mi si sono aperti gli occhi: quando viaggio posso imparare, e lo faccio ogni giorno. Cosi mi sono scordata la vescica nel piede sinistro, il viso seccato dal sole e la stanchezza diffusa in tutto il corpo. Tutto questo è meraviglioso. Il viaggio può continuare.

Reppuni on kotini

Taas uusi kaupunki ja uusi maa. Missa tänä yönä nukutaan? Mitä täällä syödään? Missä voin pestä pyykit? Mistä kaupungin kartta, mikä valuutta, puhelin pitäisi saada toimimaan, miten sanottiinkaan taas “kiitos” tällä kielellä, paljonko kello on, mitä nähtävyyksiä tänään, missä bussit kulkee, mitä nämä kaikki ihmiset mun ymparillä sanoo? Ja minne seuraavaksi?

Matkaa on nyt takana seitsemän maata ja yli 50 majapaikkaa (ja siihen päälle useampi lentokenttä-, bussimatka- ja venematkayä) ja moni asia on muuttunut. Paikat, joissa en olisi pari kuukautta sitten uskaltanut syödä ovat muuttuneet ainoiksi paikoiksi joissa tulee syötyä. Ripsivärin näin jonkun pussukan pohjalla viimeksi elokuussa. Repusta on tullut tärkeä matkakaveri ja sita tulee puunattua ja järjestettyä päivittäin. Asiat, jotka tuntuivat vielä hetki sitten eksoottisilta ovat muuttuneet arkisiksi. Nähtävyyksiä tulee edelleen kierrettyä melkein päivittäin, mutta parhaiten tunnelman saa kattoon osallistumalla kommunistinhenkiseen aamujumppaan puistossa, istumalla samaan pöytään paikallisten pappojen kanssa, vaeltamalla useamman päivän kotiseutuaan rakkaudella esittelevän miehen kanssa pitkin hiljaisia vuoristokyliä, kippistämällä uusien ystävien kanssa tai lukemalla aamuisin paikallista sanomalehtea. Bangkok Post, The Strait Times ja The Myanmar Times on suosikkeja. Joinain aamuina pitää tyytyä vain kuviin kun teksti näyttää esimerkiksi tältä:

(Kuva täältä. Enkä ota vastuuta sisällöstä, sillä tästä ei ota kukaan selvää.)

On tullut opittua, etta matkaaminen on myös raskasta. Jatkuva uuteen sopeutuminen sekä uuden kokeminen ja näkeminen väsyttää. Aina pitää olla skarppina. Aina pitää tehdä ja kokea, sillä pieni ääni sisällä muistuttaa: sinä olet täällä vain tänään. Aistit ovat pommitettuna aamusta iltaan ja kun illalla (kun sen majapaikan on löytänyt) kaatuu sänkyyn pitääkin heti pompata ilmaan ja muistaa tarkistaa patjan alta ettei siellä vain odota nälkäinen ludeperhe. Joustavuutta, sopeutuvaisuutta, rohkeutta ja heittäytymiskykyä on tullut kehitettyä. Näitä aion todellakin tuoda esiin seuraavassa työhaastattelussa.

Matkailu on opettanut myos paljon muuta uutta. Kuinka helppoa onkaan tutustua uusiin ihmisiin. Kuinka asiat voi olla monin osin paremmin pienessa laosilaiskylässa kuin aina niin mahtavassa Euroopassa tai toisaalta kuinka hyvin monet asiat meillä onkaan (tietokoneen vieressä nököttävää roskia täynnä olevaa olkikoria katsellessani tulee nyt ekana mieleen jätehuolto, mutta lista on pitkä). Kuinka typerilta omat arjen ongelmat tuntuvatkaan katsoessa monen matkalla kohtaamamme ihmisen vaikeuksia. Kuinka yhtenä möykkynä aiemmin näkemäni Kaakkois-Aasia onkin täynnä täysin erilaisia maita, kaupunkeja, kortteleita, maisemia ja kulttuureja. Opittujen asioiden lista on loputon.

Oivalsin, etta minä matkustan, etta voin oppia ja minähan opin joka paivä ihan hirveasti. Ja niin rakko vasemmassa jalassa, auringon kuivattamat kasvot ja koko kehon valtaama väsymys taas unohtuivat. Tämä kaikki on niin mahtavaa. Matka voi jatkua.

8

6 pensieri riguardo “Il mio zaino è la mia casa. Il viaggio secondo Eeppis

  1. Salve!
    Di tutto questo bellissimo post, la parte che mi ha subito colpito (per motivi miei personali) è questa: “La flessibilità, l’adattabilità, il coraggio e la capacità di lasciarsi andare si sono sviluppati….”.
    Ti spiego. Io ho viaggiato da solo, come backpacker, per tanti anni e in tantissimi paesi del mondo, quindi già da tempo ho raggiunto questi 4 importanti punti che hai elencato. Ma da pochi anni mi sono sposato ed ho cercato di unire mia moglie ai miei viaggi, ma il risultato è stato spesso un disastro proprio perchè mi sembra di capire che le donne si adattano più difficilmente di noi uomini, hanno tante altre necessità e soprattutto meno flessibilità.
    Una su tutte: l’ultimo viaggio in sud-est asiatico, un anno fa, lei ha sempre e solo frequentato ristoranti di cucina italiana (e lei non è italiana, ma colombiana), io invece mangiavo di tutto (ed era tutto anche buonissimo!).

    Leggendo ora questo tuo post, chissà, mi ritorna un po’ di speranza di poter continuare a viaggiare più tranquillamente come prima e senza tutti i problemi avuti recentemente.

    Un saluto dalla Colombia! 🙂

    1. Ciao Pietro!
      Innanzitutto grazie per aver condiviso anche la tua esperienza con noi!
      Ti rispondo come “Ivan”, in modo da darti il parere della parte maschile 😉
      Anche se normalmente non mi sento di generalizzare devo ammettere che in linea generale é vero quel che dici tu. Una ragazza, anche per motivi più complessi della semplice adattabilità, é in genere meno pronta a buttarsi ad occhi chiusi all’avventura. Ci sono davvero tantissime eccezioni a questa regola (talmente tanto che parlare di regola non é più corretto) e sono orgoglioso di poter dire che Eeppis é una di queste. Per molti versi é anzi più “spericolata” di me.
      Non so che itinerario hai battuto in Asia, forse certi posti sono un po’ estremi (magari il bellissimo Timor, a posteriori, era un po’ difficilotto) peró posso solo pensare che quelle caratteristiche di cui parlavamo sopra si possono anche sviluppare piano piano. Ed anche se tu avresti voluto buttarti a visitare mille templi e la jungla in Laos su un kayak mangiando topi (check!) magari potresti pensare di partire con qualcosa di più soft, andare per gradi. Ne abbiamo parlato in un altro articolo (e ne riparleremo) ma credo che una bella vacanza in Malesia-Singapore potrebbe essere un buon primo passo!
      In definitiva: non buttarti giù, tutti quanti sotto sotto siamo dei piccoli Indiana Jones. Basta toccare i tasti giusti per farli saltare fuori! 😉
      Un abbraccio da tutti e due, anche a tua moglie! 🙂

  2. Evviva!!!! che bello leggere questi pensieri…. fra poco tocca anche a me.. per il momento vivo delle vostre emozioni e quelle di altri come voi!!! inseguire i propri sogni e realizzarli (qualsiasi essi siano) e’ l’unica cosa che rende questa vita degna di essere vissuta!! Ho sorriso quando hai parlato del prossimo colloquio di lavoro… io temo che dopo un viaggio del genere non saro’ in grado di tornare a fare un colloquio di lavoro normale… .magari invece e’ proprio il contrario .. comunque.. solamente pensieri…. intanto godetevi il viaggio. Buona continuazione a voi!

    1. Ciao Isabella! Wow, alla fine ci sei riuscita, complimenti! Anche per noi questo è un sogno e ci sentiamo davvero fortunatissimi a poterlo realizzare insieme. Ovviamente l’idea di un colloquio di lavoro ci risulta strana, specialmente passando questo Natale in shorts e maglietta! Ma vedremo 😛
      Non vediamo l’ora di leggere dei tuoi racconti in giro per il mondo 😀
      Un abbraccio e grazie per le tue belle parole!

      1. Ciao ivan, non ancora… aspetto a cantare vittoria, fino a quando non presento quella fatidica lettera alla mia capa 🙂 ma anche l’attesa e la preparazione ha un suo fascino… a presto … grazie a voi! un abbraccio e buon natale

        1. Direi che quella é forse la fase più affascinante di tutta l’avventura: prepararla ed aspettarla. Tutto il resto é azione! 😉
          Un felice Natale anche a te, un abbraccio e in bocca al lupo! 😀

Leave a sketch!